Si può morire in un pomeriggio di ottobre?

Era da un po’ che non mi succedeva. Era da un po’ che riuscivo a gestirli. Oggi forse ero stanco o al contrario troppo carico di energie. Mi sono svegliato bene, riposato, positivo. Sicuramente non pensavo alla sorpresa che mi stavo preparando…

Appena sveglio sono uscito a salutare gli operai, poi ho dato una controllata alla pompa idrica che ieri s’era fermata. Tutto ok. E’ arrivato Lago che ieri stava male ma oggi era di nuovo ipercinetico come sua norma. M’ha fatto un mucchio di feste e poi ha messo in atto il “piano B” (prendere bottiglia di plastica vuota – far finta di volerci giocare – farsi rincorrere fino al cancello – davanti al cancello proporre con insistenza l’espressione 11b: cane bastonato affamato malato disperato che vorrebbe solo fare la sua ultima passeggiata prima di morire solo e sconsolato). Lo seguo, conscio di dover arrivare al cancello ed uscire in pigiama su strada…ma tanto a quell’ora gira poca gente…chìssene! Tornati dalla passeggiatina mi leggo un po’ di posta e chatto con Ub|k di cose un po’ tristi fra le quali la morte del mio cane precedente, Sunny. Piango un po’ ma poi mi riprendo. Cazzeggio un po’ in rete poi colazione, pulizie e lavoro. A pranzo tutto ok…ma mentre mangio lo sento arrivare. Lo stomaco si chiude…mi sforzo di mangiare ma ad un certo punto non ce la faccio più. La tachicardia aumenta. Mi alzo, decido che è meglio tornare nella casa grande, dove mi sento meno “osservato” dall’andirivieni di operai. Mentre cammino mi sento come arrugginito, come se i muscoli fossero bloccati. Arrivo nella casa grande, entro in camera. So bene cosa sta succedendo, cerco di distrarmi, guardo cosa succede in rete…comincio a chattare…il respiro si fa affannoso, il cuore sembra esplodere ma al contempo sembra debolissimo, comincio a sentire una pressione sulla testa, vedo bianco e sbotto…mi attacco al telefono e chiamo mio padre.

Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
“Printo?”
(meno male)
“Ciao papà…come va?…scusa…t’ho chiamato perché sto un po’ in panico…”

Parlando mi tranquillizzo. Cosa strana, mi tranquillizza il fatto che se morirò mentre parlo al telefono, qualcuno lo saprà, qualcuno s’accorgerà della mia fine.

Finito l’attacco, arrivano la solita botta di sonno e un grande mal di testa…ma queste sono cose normali.

Posso sopportarle.


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